luca avoledo
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18 settembre 2012

Le intolleranze alimentari fanno ingrassare

Donna con intolleranze alimentari evita di mangiare un panino
C'è chi non conosce la fame nervosa, evita dolci e cibo spazzatura e fa persino movimento. Eppure acquista peso. Forse non sa che anche le intolleranze alimentari fanno ingrassare.

Le intolleranze alimentari sono sempre più diffuse. Ciononostante, da un lato la scienza stenta a riconoscere la validità degli strumenti in grado di rilevarle - i test per l'individuazione delle allergie, gli unici ammessi dalla medicina convenzionale, sono "ciechi" di fronte alle intolleranze alimentari -, dall'altro la maggior parte dei dietologi, ancora oggi, sottovaluta il rapporto tra ipersensibilità a certi alimenti e sovrappeso.

In mezzo ci sono coloro che tendono a mettere su peso senza capire perché e che presto scivolano in un circolo vizioso: pur di perdere qualche chilo, riducono progressivamente il proprio introito alimentare, con l'effetto di rallentare il metabolismo e allontanare ancor più l'obiettivo del dimagrimento.

Ma in che modo un'intolleranza alimentare, fino a pochi anni fa ritenuta responsabile solo di fenomeni di malassorbimento intestinale (e quindi di calo del peso corporeo), può invece rendere conto dei chili di troppo?

Sappiamo che i cibi verso cui si sviluppa un'intolleranza sono in genere quelli che consumiamo in quantità maggiori e continuativamente. L'introduzione ripetuta di determinati alimenti è in grado di attivare il sistema immunitario, che per un certo periodo, finché non viene superato uno specifico "livello di soglia", compensa il sovraccarico, reagendovi come usa fare nei confronti di minacce sospette: innesca una risposta infiammatoria, la difesa di prima linea contro un nemico, reale o percepito come tale.

Il test per le intolleranze alimentari

Numerose ricerche scientifiche negli ultimi anni, tra cui un lavoro del 2007 pubblicato su International Journal of Obesity, hanno dimostrato che l'infiammazione, anche di basso grado, sollecita particolari cellule immunitarie - i macrofagi presenti nel tessuto adiposo - stimolandole a produrre citochine e altre molecole in grado di provocare insulinoresistenza.

L'insulina, così, continua a essere prodotta e messa in circolo dal pancreas, ma le cellule del corpo diventano meno sensibili alla sua azione: gli zuccheri circolanti nel sangue non vengono trasferiti ai tessuti né metabolizzati come avviene in condizioni fisiologiche. La glicemia elevata però è dannosa per l'organismo e l'insulina, che comunque cerca di fare il suo lavoro, immagazzina gli zuccheri come sostanze di riserva.

E' come se il corpo fosse indotto da una serie di segnali di pericolo non a consumare calorie ed energia, bensì a stiparle sotto forma di depositi di grasso, proprio là dove non vorremmo.

Ecco perché, a volte, anche penalizzando il gusto in nome della linea, se scegliamo alimenti inadatti a noi otteniamo l'esito opposto a quello desiderato.

Ciò capita anche perché non ci rendiamo conto di quanto sia monotona la nostra dieta: se ad esempio mangiamo biscotti a colazione, una piadina a pranzo, pizza o pasta a cena, immettiamo nel nostro corpo non tre sostanze diverse, bensì solo frumento.

Scoprire i cibi "critici" attraverso un test per le intolleranze alimentari e impostare un programma calibrato di rieducazione alimentare che preveda come e quando contemplarli a tavola ha come effetto primario la diminuzione dello stimolo infiammatorio. Si disinnesca così l'allarme che aveva alterato le risposte fisiologiche dell'organismo e si spezza la catena di reazioni, sostanzialmente difensive, che sostengono la tendenza ad ingrassare.

E una volta recuperata la tolleranza alimentare e conquistato il peso-forma? Nessuna ossessione per le calorie né restrizioni difficili da perseguire, ma equilibrio e soprattutto reale varietà nella scelta dei cibi.

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Recuperare la Tolleranza AlimentareAttilio Speciani
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Superare le Intolleranze AlimentariAttilio Speciani, Francesca Speciani
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Guarire le intolleranzeAttilio Speciani
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