luca avoledo
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21 settembre 2015

Depressione: e se c'entrasse un'intolleranza alimentare?

Ragazza depressa
Con tristezza profonda, pensieri negativi ricorrenti, apatia, vale la pena interrogarsi anche sulla dieta. Perché la depressione può essere sostenuta da un'intolleranza alimentare.

Gli stati depressivi rientrano tra i disturbi dell'umore più diffusi. Trasversale alle fasce d'età, la depressione predilige il sesso femminile, comparendo non di rado in fasi delicate come la menopausa, e può penalizzare anche in modo significativo la qualità della vita.

Tristezza o depressione?


Di fronte a eventi traumatici (un lutto, un licenziamento, la fine di una relazione), i sintomi della depressione, quali abbattimento, perdita di interesse per attività generalmente considerate piacevoli e senso di solitudine, sono una reazione contingente e fisiologica, che di norma regredisce una volta superato il momento critico.

Ci sono casi tuttavia in cui malinconia e tendenza a isolarsi non sono proporzionate ai fatti che hanno agito da catalizzatori, perdurano più del dovuto o addirittura accade di cadere in depressione senza che sia successo qualcosa di negativo.

Il legame tra depressione, infiammazione e intolleranze alimentari


Anche un piatto di pasta può essere causa di infiammazione e depressione
Una dieta monotona è in grado
di facilitare la depressione.
Quando i vissuti depressivi tendono a stabilizzarsi può essere difficile intervenire in modo radicale. Peraltro, quasi mai nelle problematiche dell'umore si dà peso agli aspetti connessi alla dieta.

In realtà è ben acquisito che le abitudini alimentari incidono profondamente sulla sfera nervosa. Già scegliere cereali integrali rispetto a quelli raffinati riduce i picchi glicemici che causano oscillazioni dell'umore, mentre prevedere generose porzioni quotidiane di frutta e verdura aumenta le sensazioni di benessere psicologico.

In modo più subdolo e radicale, l'alimentazione può influenzare l'umore attraverso il ruolo giocato da specifiche ipersensibilità al cibo. Come ho raccontato nell'articolo su cosa sono e come si sviluppano le intolleranze alimentari, l'introduzione sistematica e prolungata di determinati alimenti è in grado di provocare nell'organismo un'infiammazione sotterranea, lieve e persistente, definita appunto infiammazione da cibo.

E'stato documentato che la depressione è spesso associata a infiammazione di basso grado e che correggendo i parametri infiammatori le manifestazioni di questo disturbo tendono tante volte a ridursi.

Da altri studi emerge poi che episodi di depressione sono legati all'attivazione di cellule immunitarie nel sistema nervoso (le cellule della microglia) da cui dipende la risposta infiammatoria del cervello, quale prima forma di difesa di fronte a un pericolo percepito.
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Il dottor Luca Avoledo spiega in un tutorial come vincere le intolleranze alimentari.

Le correlazioni tra cibo e infiammazione sono sempre più indagate nella comunità scientifica e una delle chiavi di lettura chiama in causa la monotonia che impronta la dieta di tutti i giorni. La tendenza di molti è infatti a ingerire, spesso inconsapevolmente, sempre le stesse sostanze alimentari. Nel tempo è come se questo determinasse una sorta di "sovraccarico", che il corpo legge come campanello di allarme e che, fin che può, prova a compensare.

I sintomi emergono quando la soglia della tolleranza individuale viene oltrepassata e possono essere di tipo fisico o psicoemotivo, anche in base alle predisposizioni soggettive. In tutti i casi si tratta di segnali di squilibrio, che invitano ad apportare modifiche all'alimentazione.

Il test per le intolleranze alimentari

Ampie suggestioni incoraggiano così a identificare nelle intolleranze alimentari fenomeni che possono innescare o aggravare anche la depressione e altri disturbi della sfera nervosa, come l'ansia, e non solo malesseri fisici quali cistiti ricorrenti, eczemi e dermatiti, infezioni respiratorie e raffreddori che non passano, problemi gastrointestinali e pancia gonfia.

Come gestire le intolleranze alimentari per risollevare l'umore


Oltre a contemplare forme di sostegno psicologico o farmacologico, chi sperimenta sentimenti depressivi prolungati può approfondire il contributo dell'infiammazione da cibo e intervenire per recuperare uno stato di maggior serenità nel modo seguente.

1. Effettuando un test per le intolleranze alimentari

In ambito non convenzionale esistono diverse procedure adottate per individuare ipersensibilità al cibo diverse dalle allergie. Una di queste è il test DRIA, metodica non invasiva, né dolorosa.

Donna che ha superato intolleranze alimentari e depressione
Risolvere le intolleranze può
far ritrovare il sorriso.

2. Seguendo un piano per il recupero della tolleranza

In caso di positività al test, un approccio razionale e moderno deve prevedere l'elaborazione di un programma alimentare finalizzato a riabituare il corpo all'assunzione dei cibi critici senza escludere alcunché. In concreto si tratta di intervallare giornate in cui ci si astiene dal consumare le sostanze responsabili dell'infiammazione da cibo ad altre in cui queste stesse sostanze vengono reintrodotte, in quantità limitate e progressivamente crescenti, via via che l'organismo recupera l'equilibrio e i sintomi depressivi sono meglio governati. Per risolvere i disturbi connessi alle intolleranze non è prevista quindi nessuna dieta di eliminazione, ma un percorso personalizzato di rieducazione alimentare, che in molti casi aiuta a sconfiggere anche tristezza e umore depresso.

Per rinforzare i risultati del piano alimentare si può ricorrere contemporaneamente a rimedi naturali antidepressivi, quali litio oligoelemento, integratori di omega 3, magnesio e vitamine del gruppo B o fitoterapici come la griffonia.
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