luca avoledo
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6 giugno 2018

Camminare per combattere colesterolo alto, ipertensione e diabete

Uomo in salute che cammina
L'attività fisica più facile che ci sia riduce i fattori di rischio di malattie molto diffuse. Camminare regolarmente a passo svelto combatte colesterolo alto, ipertensione e diabete.

Insieme alla sana alimentazione, il movimento è una delle risorse più potenti con cui mantenerci in salute e in forma.

Nell'ambito non solo della prevenzione ma anche della gestione di diverse malattie croniche, l'esercizio fisico costituisce una leva di sicura efficacia, purtroppo in generale sottoutilizzata.

Modellabile sulle esigenze individuali, incrementabile nel tempo - man mano che l'allenamento consente sforzi maggiori e più prolungati - compatibile con la maggior parte delle terapie farmacologiche eventualmente in atto, l'attività fisica è benefica a tutte le età, anche nella sua forma più semplice: camminare. La camminata veloce, peraltro, può perfino competere con sport più intensi per ciò che riguarda l'efficacia protettiva nei confronti di specifiche patologie.

I benefici del camminare per colesterolemia, pressione arteriosa, resistenza insulinica e glicemia alta


Le evidenze scientifiche convergono nel sottolineare innanzitutto i vantaggi del walking per ridurre il rischio cardiovascolare e la vulnerabilità al diabete.


Tra le ricerche più rappresentative in questo senso voglio ricordare una metanalisi apparsa sulla rivista dell'American Heart Association, che ha comparato le ricadute di corsa e camminata veloce sulla suscettibilità a ipertensione, ipercolesterolemia e diabete prendendo in esame lungo un arco temporale di 6 anni circa 33.000 persone dedite alla corsa e quasi 16.000 "camminatori".

E' stato verificato che l'intensità dell'esercizio non è determinante: camminare e correre hanno effetti sovrapponibili nel diminuire le probabilità di sviluppare il diabete.

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Analogamente, passeggiare e fare jogging contribuiscono con pari efficacia ed esiti confrontabili a mantenere sotto controllo i valori della pressione sanguigna e, più in generale, a difendere dalle malattie cardiovascolari, posto che sia uguale il dispendio energetico. Questo punto merita una precisazione: per consumare la stessa quantità di energie, alla camminata è necessario dedicare un tempo maggiore, ovvero, indicativamente, tre quarti d'ora di corsa equivalgono a un'ora e mezza di camminata veloce.

Dai risultati di specifiche ricerche emerge che gli effetti positivi di un'attività fisica moderata, come è il camminare, sono persino superiori rispetto ai benefici derivanti da sforzi muscolari più intensi, quali quelli richiesti dalla corsa.

Nel dettaglio, il rischio di ipercolesterolemia (ossia di alti livelli di colesterolo nel sangue) e di ipertensione si abbassa del 7% negli appassionati della passeggiata veloce, contro il 4% registrato negli individui che praticano la corsa. Camminare e correre hanno invece lo stesso impatto sulla suscettibilità al diabete, che in entrambi i casi diminuisce del 12%.

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Il dato centrale che si ricava è quindi che camminare può far bene al cuore e alle arterie e proteggere dal diabete quanto se non più della corsa. Una notizia che incoraggia chi non si sente vocato a sport impegnativi o non ha la possibilità dedicarsi ad attività fisiche più strutturate, dal momento che la passeggiata veloce è un esercizio accessibile alla maggior parte delle persone e praticabile in ogni momento dell'anno.

Walking: utile non solo per la salute cardiometabolica


Al di là del focus di questa ricerca, è importante ricordare che abituarsi a camminare anche solo mezz'ora al giorno, imparando a farlo nel modo più corretto, offre un sostegno ampio e sfaccettato sia alla salute del corpo che all'equilibrio psicoemotivo, perché aiuta anche a prevenire l'osteoporosi, promuove la funzionalità dell'intestino, concorre ad allontanare o mitigare la depressione e può ritardare il declino cognitivo età-correlato, compreso quello della malattia di Alzheimer. Benefici, questi, che complessivamente si traducono nell'allungamento dell'aspettativa di vita e nel miglioramento della sua qualità.


Ancora una volta, c'è la prova che a lasciare le tracce più profonde e decisive sulla conservazione del benessere sono piccoli correttivi allo stile di vita, portati avanti con tenacia e, quando possibile, in modo piacevole.


Articolo di
biologo nutrizionista, dottore magistrale in scienze della nutrizione umana, dottore magistrale in scienze naturali, master universitario in naturopatia.


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