Intolleranze alimentari: la dieta di eliminazione non è la soluzione

Piatto di pasta senza altri ingredienti
La dieta di eliminazione non è la soluzione alle intolleranze alimentari. Piuttosto si deve puntare al recupero dell'equilibrio attraverso l'assunzione ragionata dei cibi "incriminati".

Una volta scoperto, attraverso un test per le intolleranze alimentari come il test DRIA, di essere intolleranti a uno o più cibi, può capitare che al sollievo per aver individuato la vera causa o concausa di un malessere si sovrapponga il timore di non riuscire a "reggere" l'eliminazione di tali alimenti dalla quotidianità.

Questa preoccupazione è del tutto fuori luogo. Una dieta di eliminazione non solo è un sacrificio inutile, che fa vivere da malati minando il rapporto con il cibo, il piacere di nutrirsi e anche la socialità. E' una strategia che può rivelarsi persino controproducente, quando non addirittura dannosa. E che - lo constatiamo continuamente - viene ancora suggerita troppo spesso, a dispetto di evidenze scientifiche ormai tutt'altro che recenti.

Un'intolleranza alimentare è innanzitutto legata al sovraccarico di alimenti assunti ripetutamente e troppo a lungo. Ma è anche, per molte e diversificate ragioni (tra cui la stessa monotonia alimentare), la perdita del controllo attivo da parte dell'organismo nei confronti del cibo, la rottura di un delicato equilibrio che ciascuno di noi ha conquistato faticosamente nell'infanzia, dovendo adeguarsi, per sopravvivere, a un'alimentazione infinitamente più ricca rispetto al solo latte materno.




Il principio guida cui guardare nella gestione delle intolleranze alimentari è che se l'esperienza di adattamento è riuscita una volta può sicuramente ripetersi. E con successo. Come? Ripercorrendo il modello dello svezzamento, grazie al quale abbiamo imparato fin da piccoli a tollerare il cibo e a nutrici in modo via via più vario.

Per superare le intolleranze alimentari è imperativo non escludere i cibi che disturbano (scelta che può avere un senso solo nell'intolleranza al glutine e in quella al lattosio, due intolleranze diagnosticabili tra l'altro unicamente con analisi mediche specifiche), bensì integrarli per gradi all'interno di un piano di rotazione alimentare infrasettimanale opportunamente studiato e individualizzato. Il rischio, in caso contrario, è di incorrere in reazioni anche gravi, fino allo shock anafilattico, qualora, dopo periodi più o meno lunghi di astensione, deliberatamente o fortuitamente capitasse di assumerli: a tale proposito, si vedano innanzitutto Pascual et alii A possible consequence of long-term elimination diet in IgE mediated subclinical food hypersensitivity, Allerg Immunol (Paris), 1988 Feb;20(2):55-6 e Larramendi et alii Possible consequences of elimination diets in asymptomatic immediate hypersensitivity to fish, Allergy, 1992 Oct;47(5):490-4. Questo aspetto dovrebbe essere ben noto da almeno vent'anni a chiunque si occupi di intolleranze alimentari e di test per evidenziarle. Ma così invece non è e le diete di eliminazione sono ancora la soluzione proposta più frequentemente a chi scopre di avere un'ipersensibilità verso alcuni cibi.

L'obiettivo di un approccio che non elimini gli alimenti positivi al test ma ne consenta l'assunzione in momenti predeterminati, evitando il loro consumo sistematico, è duplice: ridurre la reattività a certi alimenti e, contemporaneamente, fare in modo che l'organismo non ne perda la memoria immunologica, tanto faticosamente acquista durante lo svezzamento.

Ecco un possibile schema di rotazione dei cibi con cui affrontare e risolvere le intolleranze alimentari.


Articolo di
biologo nutrizionista, dottore magistrale in scienze della nutrizione umana, dottore magistrale in scienze naturali, master universitario in naturopatia.


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