Cure naturali per il morbo di Parkinson

Mano di persona anziana sofferente di Parkinson
Ci sono cure naturali per il morbo di Parkinson che possono offrire un aiuto per rallentare la malattia, controllare meglio i sintomi, ridurre la disabilità e rinforzare gli effetti dei farmaci.

Alcuni rimedi naturali costituiscono un apprezzabile supporto nel contrasto alla malattia di Parkinson, una patologia degenerativa del sistema nervoso centrale che provoca il danneggiamento irreversibile dei neuroni deputati alla produzione di dopamina, neurotrasmettitore implicato nel controllo dei movimenti.

A oggi non esiste una cura in grado di guarire il Parkinson. I farmaci utilizzati (il principale è la levodopa o L-Dopa, che nel corpo si trasforma in dopamina) governano i sintomi: tremori, rigidità, rallentamento dei movimenti, perdita dell'equilibrio, alterazioni nella mimica facciale, difficoltà cognitive e altri disturbi potenzialmente invalidanti. Con il tempo, tuttavia, l'efficacia dei medicinali tende a diminuire e possono essere necessari dosaggi più elevati.

Specifici rimedi naturali ad azione neuroprotettiva possono contribuire a rallentare la progressione del morbo di Parkinson e a migliorare il trattamento della patologia, rinforzando gli effetti delle terapie tradizionali.


Tra le cure naturali più efficaci per combattere la malattia di Parkinson ci sono integratori alimentari, fitoterapici e tecniche corporee.


Gli integratori alimentari utili contro il morbo di Parkinson



1. Vitamina D

Indispensabile per prevenire l'osteoporosi e per mantenere in piena efficienza il sistema immunitario, la vitamina D è un micronutriente fondamentale anche per il cervello.


Vitamina D: perché è così importante per la salute? In quali alimenti trovarla? A queste e altre domande risponde il dottor Luca Avoledo a "Il mio medico" su TV2000.

Diversi studi, tra cui una ricerca risalente al novembre 2013, hanno provato non solo che bassi livelli di vitamina D sono legati a un aumento del rischio di incorrere in malattie neurodegenerative, ma anche che l'assunzione di integratori di vitamina D aiuta contenere il morbo di Parkinson, oltre che a prevenirlo. Il dosaggio di vitamina D suggerito in questi casi è di 1.000-1.200 UI al giorno.


2. Coenzima Q10

E' dimostrato che nel morbo di Parkinson sono spesso coinvolte alterazioni nella funzionalità dei mitocondri, organelli da cui dipende la produzione di energia per le cellule. Il coenzima Q10 (CoQ10) è una sostanza naturalmente presente nel corpo, in grado di ottimizzare l'utilizzo dell'ossigeno a livello cellulare e di difendere i mitocondri dallo stress ossidativo.

Un studio clinico randomizzato, in doppio cieco, confrontato con placebo (in poche parole, uno studio con le caratteristiche delle sperimentazioni scientifiche più affidabili) ha documentato che l'integrazione di coenzima Q10 al dosaggio di 300 milligrammi al dì migliora i sintomi del morbo di Parkinson nei pazienti che avvertono il cosiddetto deterioramento da fine dose o "wearing off" (la fine dell'effetto della singola somministrazione di levodopa). Entro questi valori, inoltre, il CoQ10 si è rivelato sicuro e ben tollerato dai malati.

L'appuntamento alla Clinica del Cibo con il dottor Luca Avoledo per la salute di mente e cervello

Questa ricerca risulta di particolare importanza, perché ha chiarito che, mentre le forme ossidate di coenzima Q10 (ubiquinone o ubichinone) non si erano rivelate nel corso di altre sperimentazioni cliniche capaci di apportare particolari benefici ai parkinsoniani, la forma ridotta di CoQ10 (ubiquinolo o ubichinolo) possiede, al contrario, reali effetti neuroprotettivi. E' pertanto solo l'ubiquinolo la forma di coenzima Q10 che può contribuire ad alleviare le manifestazioni di disabilità e a migliorare la qualità della vita dei soggetti affetti da malattia di Parkinson.


3. Vitamine del gruppo B

Le vitamine B partecipano al buon funzionamento del sistema nervoso e possono incidere positivamente sul decorso delle malattie neurodegenerative.

Per mitigare i sintomi del morbo di Parkinson sono in particolare da considerare le vitamine B9 e B12, in quantitativi almeno paragonabili a quelli citati nell'articolo sulle dosi efficaci degli integratori vitaminici.


4. NADH (nicotinammide adenina dinucleotide)

Può concorrere a contrastare le manifestazioni del Parkinson anche il nicotinammide adenina dinucleotide (NADH), un coenzima coinvolto nel ciclo di produzione dell'energia e in grado di stimolare la sintesi della dopamina. Il dosaggio di NADH è normalmente di 5 milligrammi al giorno.


5. Vitamina C e vitamina E

Anche la vitamina C e la vitamina E aiutano a contenere l'evoluzione del morbo di Parkinson e a ritardare l'impiego dei farmaci. Effetti significativi si ottengono con dosaggi piuttosto alti (1.000 milligrammi di acido ascorbico e 800 UI di vitamina E più volte al dì).


Per combattere Parkinson e parkinsonismi un'integrazione di vitamina C e di vitamina E può comunque essere considerata anche a dosaggi inferiori: l'utilizzo di questi micronutrienti, a maggior ragione se inseriti in un protocollo naturale più ampio, concorre infatti a proteggere le cellule nervose dallo stress ossidativo.


Morbo di Parkinson: i fitoterapici più efficaci



1. Mucuna

La mucuna (Mucuna pruriens) è una fonte naturale di levodopa, il farmaco più utilizzato per il morbo di Parkinson. Le evidenze scientifiche su questa pianta ayurvedica sono promettenti e sembrano attribuire alla polvere ricavata dai semi della mucuna effetti più rapidi, una più lunga durata d'azione e una maggior tollerabilità rispetto alla levodopa di sintesi, con l'ulteriore vantaggio di non provocare quei movimenti involontari (discinesia) che sono un tipico effetto collaterale del medicinale.

Il dosaggio di Mucuna pruriens nel Parkinson è strettamente da personalizzare e parte in genere da una capsula da 200 milligrammi titolata in L-Dopa assunta almeno una volta al giorno. Per quanto riguarda gli effetti collaterali e le interazioni farmacologiche della mucuna, questo rimedio può causare nausea e altri fastidi gastrointestinali, mentre sono possibili interferenze con antidepressivi, antipertensivi e ipoglicemizzanti.


2. Ginkgo

Gli effetti di Ginkgo biloba sulla circolazione sanguigna cerebrale e sulle funzioni cognitive sono noti. Per quanto riguarda il Parkinson, si è visto che il ginkgo esercita un'azione protettiva dei neuroni che producono dopamina.


Dosaggi, controindicazioni e interazioni farmacologiche di questo rimedio naturale sono descritti nell'articolo che ho espressamente dedicato al ginkgo.


3. Bacopa

La bacopa o brahmi (Bacopa monnieri), che come la mucuna proviene dalla medicina tradizionale indiana, è un tonico cerebrale impiegato soprattutto per migliorare memoria e concentrazione e in generale per sostenere le funzioni cognitive.

Oltre al millenario uso empirico, studi preclinici, su modello animale, testimoniano che gli estratti di Bacopa monnieri aiutano a prevenire la degenerazione dei neuroni dopaminergici e hanno effetti di regolazione della neuroinfiammazione - processo che sappiamo esercitare un'influenza di rilievo nella progressione della malattia -, suggerendo così un ruolo della bacopa nel trattamento del morbo di Parkinson.

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Perché la bacopa sia efficace è necessario l'apporto di 300-400 milligrammi al dì di bacosidi (i principi attivi più importanti di questa pianta), dosaggio che si raggiunge di norma con 3-4 tavolette quotidiane di estratto secco di Bacopa monnieri titolato e standardizzato in bacosidi al 50%. Alla posologia consigliata, la bacopa è una pianta sicura, che non presenta controindicazioni degne di nota, né interazioni farmacologiche.

E' opportuno precisare che il presente articolo non può vantare carattere di esaustività: molti altri ancora sono i rimedi che offrono benefici nella prevenzione e nel trattamento naturale della malattia di Parkinson e nelle patologie neurodegenerative in genere. Un ruolo fondamentale è poi svolto dall'alimentazione e dalla terapia nutrizionale, che per importanza meriterebbero un discorso a sé.


Le tecniche corporee che giovano ai malati di Parkinson



1. Esercizio fisico

Mantenersi attivi aiuta a ridurre le manifestazioni del morbo di Parkinson. Da uno studio sui benefici del movimento aerobico nei pazienti parkinsoniani apparso sulla rivista scientifica ufficiale dell'American Academy of Neurology emerge che la semplice camminata, praticata per 45 minuti almeno 3 volte alla settimana, migliora la funzionalità motoria, riduce la stanchezza e risolleva l'umore.



2. Yoga e tai chi chuan

Discipline orientali come yoga e tai chi hanno dimostrate ricadute positive sul morbo di Parkinson. L'integrazione di movimenti lenti e calibrati con esercizi di respirazione e di meditazione migliora sia i sintomi neuromuscolari della malattia di Parkinson, come il tremore e le difficoltà nel mantenere l'equilibrio, sia le alterazioni della sfera psicoemotiva, quali ansia e depressione, spesso presenti nella malattia.


Articolo di
biologo nutrizionista, dottore magistrale in scienze della nutrizione umana, dottore magistrale in scienze naturali, master universitario in naturopatia.


PER APPROFONDIRE L'ARGOMENTO
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FONTI E BIBLIOGRAFIA SCIENTIFICA
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