luca avoledo
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23 giugno 2016

Chi è più a rischio di carenza di vitamina D

Le categorie a rischio di carenza di vitamina D
Scoprite se fate parte delle categorie più a rischio di carenza di vitamina D e come alzare i livelli di questa sostanza fondamentale per ossa, cervello, sistema immunitario.

Il rapporto tra vitamina D e salute è stato negli ultimi anni notevolmente approfondito e rivalutato dalla ricerca scientifica.

In passato si riteneva che il ruolo della vitamina D fosse strategico quasi esclusivamente per la fissazione del calcio e il metabolismo dell'osso.

Studi recenti hanno invece dimostrato anche l'esistenza di un nesso stringente tra i livelli di questo micronutriente e il corretto funzionamento del sistema immunitario, tanto da collegare la carenza di vitamina D a un maggiore rischio di infezioni (inclusi raffreddore, influenza e altre malattie invernali), patologie autoimmuni e persino alcune forme di cancro.

E' stato messo in luce che adeguati valori di vitamina D sono poi indispensabili sia per la funzionalità cerebrale e la prevenzione di demenza e deterioramento cognitivo, sia per la salute cardiovascolare.

Le categorie più a rischio di deficit di vitamina D


L'ipovitaminosi D non è rara e per alcuni soggetti è più facile che per altri sviluppare carenze e presentare sintomi o disturbi provocati da valori insufficienti di vitamina D.

Due anziani carenti di vitamina D
La carenza di vitamina D
negli anziani è più probabile.

Anziani

Deficit di vitamina D sono frequenti in terza e quarta età, quando generalmente si tende a trascorrere più tempo al chiuso. In questo modo si rischia che sia insufficiente l'esposizione ai raggi solari, la cui azione è indispensabile affinché avvenga nel corpo la produzione endogena di questo micronutriente. Con l'avanzare dell'età rallenta inoltre l'attività dei reni, organi in cui avviene la conversione della vitamina D nella forma biologicamente attiva (1,25-OH-vitamina D o calcitriolo).



Persone in sovrappeso

Basse concentrazioni di vitamina D sono più diffuse nei soggetti in sovrappeso o addirittura francamente obese. Anche nella popolazione infantile, per la quale questa sostanza è particolarmente importante ai fini del corretto sviluppo scheletrico e della prevenzione del rachitismo, si riscontra una prevalenza del deficit di vitamina D tra i bambini in sovrappeso rispetto ai coetanei normopeso.


Individui con la carnagione scura

La melanina, il pigmento da cui dipende la colorazione della cute e che favorisce l'abbronzatura, è una sostanza fotoassorbente, che agisce come fattore protettivo del DNA rispetto agli effetti nocivi della radiazione solare. Ma maggiore è la produzione di melanina e più scura è la pelle, più difficile è per i raggi del sole catalizzare la sintesi di vitamina D.

Calcio citrato + vitamina D3


Chi è in cura con particolari farmaci

Ci sono terapie farmacologiche che nel tempo tendono a sottrarre al corpo vitamina D. I principali medicinali che possono provocare o aggravare l'ipovitaminosi D includono alcuni antinfiammatori derivati dal cortisone (prednisone, idrocortisone, beclometasone, budesonide, fluticasone, in vendita con i nomi commerciali di Deltacortene, Plenadren e altri) e farmaci antiulcera (a base di principi attivi come cimetidina, nizatidina, famotidina, che si ritrovano in medicinali quali Tagamet e Zanizal).

Come prevenire e compensare carenze di vitamina D


Donna che prende il sole per evitare carenze di vitamina D
Se prendi il sole
fai il pieno di vitamina D.
Il primo passo per arginare il rischio di carenza di vitamina D è prevedere abitualmente nella dieta gli alimenti che contengono questo micronutriente in buone quantità. Una misura, questa, che spesso però non è sufficiente e che quindi deve essere affiancata da una corretta esposizione al sole, secondo i principi che permettono di conciliare la sicurezza e la massimizzazione dei vantaggi dell'irradiazione solare ai fini della sintesi di vitamina D.

Almeno nei mesi invernali, quando l'intensità della luce naturale diminuisce, il consiglio a chi rientra in una categoria a rischio di ipovitaminosi D è di ricorrere ad appositi integratori alimentari.

Per ridurre il pericolo di carenze la quantità di vitamina D assunta con i supplementi può arrivare in sicurezza a 2.000 UI giornaliere, adattando eventualmente il dosaggio ai singoli casi.
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